The Silent Crisis: AMR in Fragile and Conflict-Affected Environments
Antimicrobial resistance (AMR) is now considered one of the most serious threats to global health. As early as 2019, the World Health Organization identified it among the top ten global health risks. By 2021, over one million deaths were attributed to drug-resistant infections, with projections rising to nearly two million annually by 2050. This issue becomes even more critical in fragile and conflict-affected settings, where it often remains largely invisible.
In conflict zones, health systems collapse or become severely weakened. Infrastructure is damaged, healthcare workers are lost or displaced, and supply chains are disrupted. In such contexts, standard AMR strategies are no longer effective, making it necessary to adapt approaches to local realities and integrate them into humanitarian responses.
The spread of AMR in these environments is driven by a “perfect storm” of conditions. Conflict leads to an increase in trauma and injuries, often treated late or under poor conditions, with a high risk of infection by drug-resistant pathogens. At the same time, diagnostic capacity is often absent or destroyed, preventing accurate identification of pathogens and leading to empirical and frequently inappropriate antibiotic use.
Another critical issue concerns the availability and quality of antibiotics. In many areas, essential medicines are lacking, while counterfeit drugs circulate in informal markets, driving misuse. Additionally, factors such as overcrowding, poor sanitation, and limited access to clean water increase infection risks, while population displacement facilitates the cross-border spread of resistant pathogens.
Despite these challenges, AMR is often seen as a secondary priority compared to more visible emergencies like outbreaks or trauma care. However, AMR directly undermines these responses, making infections harder to treat and increasing mortality.
Addressing AMR in these settings requires going back to the basics, starting with infection prevention. Simple hygiene practices and clear protocols can significantly reduce risks, while vaccination helps prevent diseases that would otherwise require antibiotic treatment.
Improving diagnostic capacity is equally important. Mobile laboratories and rapid tests can guide more appropriate treatment decisions. At the same time, promoting rational antibiotic use—through frameworks such as the WHO AWaRe classification—is essential to preserve effectiveness.
Another key component is the development of surveillance systems, even simplified ones, to monitor resistant infections. In parallel, ensuring reliable supply chains for quality-assured antibiotics, vaccines, and diagnostics is crucial.
However, none of these interventions can succeed without community involvement. Training local health workers, promoting awareness on appropriate antibiotic use, and engaging affected populations are essential for sustainable solutions.
Despite significant challenges, there are also opportunities. Growing international attention, new technologies, and increased funding possibilities make it feasible to integrate AMR into humanitarian action.
AMR knows no borders. The destruction of hospitals or water systems is not only an immediate tragedy but also accelerates the spread of resistance. Ignoring this issue means putting global health at risk.
Ultimately, AMR is not a distant or abstract threat. It is a pressing reality, especially in fragile and conflict settings. The tools to address it already exist—the challenge is to adapt and apply them effectively in the most difficult environments and to act now to protect both present and future health.
Resistenza antimicrobica: l’emergenza nascosta nelle zone di guerra
La resistenza antimicrobica (AMR) rappresenta oggi una delle minacce più gravi per la salute globale. Già nel 2019, l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’aveva inserita tra i dieci principali rischi sanitari. Nel 2021, oltre un milione di decessi è stato attribuito a infezioni resistenti, con una crescita prevista fino a circa 2 milioni entro il 2050. Questo fenomeno diventa ancora più critico nei contesti di conflitto e fragilità, dove si sviluppa spesso lontano dall’attenzione globale.
Nei contesti di guerra, i sistemi sanitari crollano o si indeboliscono profondamente. Le infrastrutture vengono danneggiate, il personale sanitario diminuisce e le catene di approvvigionamento si interrompono. In queste condizioni, le strategie standard contro l’AMR diventano inefficaci, rendendo necessario un approccio adattato alle realtà locali e integrato nelle risposte umanitarie.
La diffusione dell’AMR è alimentata da una vera e propria “tempesta perfetta”. I conflitti aumentano i traumi e le ferite, spesso trattati in modo tardivo o inadeguato, con alto rischio di infezioni da patogeni resistenti. Allo stesso tempo, la capacità diagnostica è spesso assente o distrutta, impedendo di identificare correttamente i batteri e favorendo un uso empirico degli antibiotici.
Un altro problema critico riguarda la disponibilità e qualità degli antibiotici. In molte aree, i farmaci essenziali non sono disponibili, mentre si diffondono prodotti contraffatti nei mercati informali, alimentando l’uso improprio. Inoltre, condizioni come sovraffollamento, scarsa igiene e accesso limitato all’acqua aumentano il rischio di infezioni, mentre gli spostamenti forzati favoriscono la diffusione transfrontaliera dei patogeni resistenti.
Nonostante tutto ciò, l’AMR è spesso considerata una priorità secondaria nelle emergenze, rispetto a crisi più visibili come epidemie o traumi. Tuttavia, la resistenza antimicrobica indebolisce direttamente la risposta a queste emergenze, rendendo le infezioni più difficili da trattare.
Affrontare il problema richiede di ripartire dalle basi, a partire dalla prevenzione delle infezioni. Pratiche igieniche essenziali e protocolli chiari possono ridurre significativamente il rischio, mentre i vaccini contribuiscono a prevenire malattie che richiederebbero l’uso di antibiotici.
È fondamentale anche migliorare la diagnostica, attraverso laboratori mobili e test rapidi, per guidare trattamenti più appropriati. Allo stesso tempo, bisogna promuovere un uso più razionale degli antibiotici, ad esempio attraverso il sistema AWaRe dell’OMS, che distingue tra farmaci di prima linea e quelli da riservare ai casi più gravi.
Un altro elemento chiave è lo sviluppo di sistemi di sorveglianza, anche semplificati, per monitorare la diffusione delle infezioni resistenti. Parallelamente, è essenziale garantire catene di approvvigionamento affidabili per antibiotici, vaccini e strumenti diagnostici di qualità.
Tuttavia, nessuna strategia può funzionare senza il coinvolgimento delle comunità. Formazione degli operatori locali, educazione sull’uso corretto degli antibiotici e ascolto delle popolazioni colpite sono fondamentali per interventi efficaci e sostenibili.
Nonostante le difficoltà, esistono opportunità: una crescente attenzione internazionale, nuove tecnologie e maggiori possibilità di finanziamento rendono possibile integrare l’AMR nelle risposte umanitarie.
La resistenza antimicrobica non conosce confini. La distruzione di ospedali o infrastrutture idriche non è solo una tragedia immediata, ma accelera anche la diffusione dell’AMR. Ignorare il problema significa mettere a rischio la salute globale.
In definitiva, l’AMR è una crisi attuale e concreta, soprattutto nei contesti di conflitto. Le soluzioni esistono: la sfida è renderle applicabili anche negli ambienti più difficili e agire subito per proteggere il presente e il futuro.



